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martedì 19 luglio 2011

IX Comunicato Stampa del COASGO

Il Coordinamento della Associazioni contro l’Ascensore di Gorizia (CO.AS.GO.) desidera effettuare delle puntualizzazioni in merito alle ultime dichiarazioni rilasciate dal Sindaco Ettore Romoli sul blocco completo a tempo indeterminato del cantiere per la costruzione delle funicolari per il castello di Gorizia.

Nonostante difatti quanto dichiarato dal Sindaco il blocco non è stato “graziosamente concesso” dall’Amministrazione Comunale, ma è stato imposto dalle Soprintendenze – nelle prerogative e competenze delle quali rientrano appieno anche questo tipo di azioni a tutela del nostro patrimonio culturale – per approfondire le indagini archeologiche ed evitare di danneggiare possibili altri reperti eventualmente ancora sepolti nell’area del cantiere; ciò è confermato dal fatto che quando il Coordinamento aveva per la prima volta dato notizia dei ritrovamenti archeologici il Sindaco aveva affermato seccamente che i lavori nell’area non sottoposta a scavo archeologico sarebbero comunque andati avanti.

Singolare è anche notare come il Sindaco avesse inizialmente dichiarato che i ritrovamenti “sono soltanto un imprevisto” per poi ripensarci ed affermare che “si tratta di un evento ampiamente prevedibile”: viene spontaneo chiedersi perché, in caso avessero realmente previsto una tale evenienza – effettivamente quantomeno da “intuire” conoscendo un minimo la storia della città, visionando stampe antiche e sapendo che il colle non è mai stato sottoposto ad indagini archeologiche sistematiche pur essendo l’insediamento più antico della città – non abbiano effettuato dei sondaggi preliminari magari con carotaggi random dell’intera area.

Inoltre la sorveglianza archeologica allo scavo, seppur pagata dal Comune, non è stata da questo richiesta, ma imposta come “conditio sine qua non” per la realizzazione delle funicolari dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici già nel 2003 ai tempi del progetto definitivo: che si tratti di un’imposizione “poco gradita” ai fini della rapidità di realizzazione dell’impianto lo dimostra il fatto che, a cantiere già ampiamente avviato, lo scorso gennaio la dott.ssa Mandruzzato non era ancora al corrente dell’inizio dei lavori ed ha dovuto premurarsi in prima persona di contattare il Comune, dietro sollecitazione della Soprintendenza ai Beni Archeologici – alla quale avevamo segnalato tale “discrepanza” –, per venire a conoscenza del fatto che lo scavo era già partito senza la sua supervisione.

Il primo cittadino asserisce da un lato di voler valorizzare i ritrovamenti archeologici, ma ammette anche di aver già chiesto l’autorizzazione all’abbattimento del muro ritenuto di “minore importanza”, sacrificando per l’ennesima volta un pezzo di storia alla furia demolitrice-edificatrice che ha già mietuto in un recente passato altre “vittime illustri”, come la chiesa più antica della città, rimasta sepolta sotto Piazza Sant’Antonio. Se si fosse previsto di toccare qualcosa di delicato (e di volerlo effettivamente valorizzare una volta venuto alla luce) perché non si è pensato per le funicolari ad un binario fuori terra poggiato su elementi puntuali come fatto per l’ascensore di Lubiana, che si “appoggia” letteralmente agli antichi resti murari senza averne richiesto la demolizione? Se l’impianto a funicolare deve realmente servire a valorizzare il castello di Gorizia perché nel momento in cui ne riaffiorano alcune delle vestigia più antiche se ne chiede l’abbattimento – arrivando persino a giustificarlo con l’ipotesi che si tratti di “falsi storici” – come “tributo da pagare” per la realizzazione dell’impianto stesso?

A questo punto ci auguriamo che gli addetti ai lavori possano effettuare tutti i dovuti accertamenti e le indagini del caso sui ritrovamenti senza subire indebite pressioni dovute al lievitare dei costi che comporta un cantiere fermo e l’ipotesi – ormai quasi certezza – costituita dalla necessità della variante di progetto. Nel frattempo il Servizio V.I.A. della Regione, che da noi avvisato sul blocco del cantiere ha già preso contatto

con le Soprintendenze, provvederà ad accertare la correttezza dell’iter procedurale del progetto, gli eventuali danni subiti dall’ambiente e dalle strutture preesistenti e ad avviare lo screening per V.I.A., fondamentale in particolare per la variante di progetto.

Invitiamo infine nuovamente il Sindaco ad un confronto pubblico sulla problematica “ascensore”, o quantomeno a non confondere volutamente le acque rilasciando dichiarazioni contrastanti quando interpellato, e soprattutto a rispondere sul merito dei problemi sollevati e non sviando il discorso attaccando ed apostrofando sul personale chi si oppone al progetto – atteggiamento tipico di chi è a corto di valide argomentazioni da addurre – come ha fatto nel corso dell’intervista radiofonica trasmessa lo scorso venerdì 15 luglio al TG-R delle 7.20.

COASGO c/o Ass. Italia Nostra Onlus - Sez. di Gorizia Casella postale 132 34170 Gorizia coasgo@gagoriziano.org www.gagoriziano.org/coasgo
Associazione Ambiente Italia
Comunità Capi AGESCI Gorizia 2
Comunità Capi AGESCI Gorizia 3
Associazione Forum Cultura
Gruppo Archeologico Goriziano
Gruppo Culturale Mediaart - Cormòns
Italia Nostra ONLUS - Sezione di Gorizia
Legambiente Gorizia
Principesca Contea di Gorizia
WWF Isontino “Eugenio Rosmann”

lunedì 18 luglio 2011

RISALITA AL CASTELLO DI GORIZIA: PROPOSTE “ECOSOSTENIBILI” DAL PASSATO

GORIZIA, DAL 1001 ALLE SOGLIE DELL’800


In un documento datato 28 aprile 1001 appare per la prima volta il nome della “villa di Gorizia” (o Comes Goricie), all’epoca non esistevano gli strumenti urbanistici atti ad organizzare la “villa”, ma da fonti storiche si può ipotizzare che il territorio consistesse in una serie di abitazioni sparse, separate da terreni agricoli o al più dai giardini dei nobili.

La città di Gorizia comincia a svilupparsi a partire dai versanti della collina dove v abitavano i funzionari di corte: questa rappresenta quella parte che viene chiamata “Città Alta” o “Castellum Inferius” la quale è separata dalla “Città Bassa” o “Villa” per mezzo d’una cinta muraria ubicata ai piedi del colle, questa successivamente verrà sostituita con un fossato che raccoglieva le acque di falda denominato “grapa”.

Nel XV secolo continua lo sviluppo urbano.

Nel 1400 si accompagna allo sviluppo urbano l’instaurazione di nuovi servizi collettivi come ad esempio il municipio, l’ospedale e le reti fognarie. La popolazione comincia sensibilmente ad aumentare a cause dell’ immigrazione che inaugura, quindi, un momento di espansione urbanistica che verrà interrotto dallo scoppio delle guerre tra austriaci e veneziani e riprenderà solo dopo di esse.

Si sviluppa la piazza Vittoria, riconoscibile dalla caratteristica forma triangolare il cui ruolo assume nuove funzioni come per esempio quella di luogo per il mercato e per gli spettacoli.

Alla fine del ‘600 la città è divisa in due nuclei principali:

  • area delimitata dalla grapa;

  • area a nord della grapa (comprendente piazza Vittoria, piazza de Amicis, via Ascoli e la Braida Vaccana)


sono poi riconoscibili altri tre nuclei minori:

  • Borgo S. Rocco;

  • Borgo Carinzia;

  • Borgo Piazzutta;


I borghi a quell’epoca, ma anche nelle successive, risultavano separati ed indipendenti dal tessuto urbano.

Tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVIII possiamo riscontrare un certo aumento demografico dovuto soprattutto ad un, seppur modesto, sviluppo industriale in parte conseguenza di ciò è il miglioramento delle condizioni igenico – sanitarie, la migliorata viabilità, in quanto le strade cominciano ad essere pavimentate nonché si instaurano nuove esigenze da parte della popolazione.

Un altro momento di stasi demografica si realizza con le guerre napoleoniche.

Successivamente, nel XIX sec., a queste continua a realizzarsi un lento processo di industrializzazione accompagnato da una forte immigrazione.

Questo fenomeno comporta un evidente squilibrio poiché, secondo i censimenti dell’epoca, all’interno di un’unità edilizia vivevano mediamente dalle 12 alle 15 persone!

In conseguenza di ciò l’Amministrazione comunale incomincia a sentire l’esigenza di intraprendere un’accurata gestione territoriale per mezzo di adeguati strumenti urbanistici, questo si realizzerà a partire dai primi anni del ‘900.


IL PROBLEMA DELLA RISALITA AL CASTELLO


Il problema della risalita al castello venne in particolar modo preso in considerazione nei piani urbanistici di Antonio Lasciac (1856 - 1946) e di Max Fabiani (1865 - 1962). Il primo fu un architetto goriziano formatosi a Vienna che visse e operò per lungo tempo al Cairo. Tra le sue opere “goriziane” possiamo ricordare la fontana a forma di obelisco presente nel Borgo San Rocco e la villa in stile moresco sul colle del Rafut, il secondo, invece, nacque a San Daniele del Carso, si formò a Vienna e lavorò molto a Lubiana. Tra le opere “goriziane” possiamo annoverare la Banca Commerciale Industriale, il restauro del Duomo, il Santuario di Monte Santo, il rifacimento della chiesa parrocchiale di San Giorgio, la Chiesa Metropolitana del Sacro Cuore ed alcune ville.


ANTONIO LASCIAC

Piano regolatore per la città di Gorizia (1906)


Lasciac si pone la risoluzione della viabilità che dalla città conduce al castello: egli prevede una strada che attornia le mura e si dirama radialmente, a partire dai piedi del colle, in altre quattro strade, per questo percorso egli propone delle alberature in modo da arricchire paesaggisticamente detto tracciato.


Proposta di risistemazione del centro storico della città di Gorizia (1917)


In questa ipotesi di piano egli ripropone il sistema viario attorno alle mura del castello dai cui piedi si diramano le strade radiali che vanno a collegare la struttura medievale con la città.



MAX FABIANI

Piano regolatore di ampliamento della città di Gorizia (1921)


Affronta il tema della risalita al castello che in parte risolve come il Lasciac ma approfittando di alcuni diradamenti nell’edificato causati dalla guerra.


Piano regolatore per la città di Gorizia (1950)


In questo piano egli ripropone lo stesso schema di quello del 1921, ma arricchito di alcune nuove previsioni


LUIGI PICCINATO

Piano regolatore generale del 1969


Luigi Piccinato non studia un sistema di risalita al colle, ma il suo piano prescrive per il centro storico (sistema colle - piazza Vittoria) il divieto di alterare il valore ambientale. Gli interventi (di conservazione e risanamento) possono svolgersi solo in seguito ad indagini urbanistiche, edilizie e socio – economiche. E’ evidente, pertanto, che l’architetto, per questa zona pensa in un’ottica conservativa.


STUDIO ASSOCIATO GREGOTTI

Piano regolatore generale per la città di Gorizia (2001)


Si tratta del Piano Regolatore attualmente vigente che mette in risalto il fatto che le indagini geologiche hanno messo in risalto i caratteri del territorio che risultano particolarmente fragili, alcune di queste aree possono essere localizzate nel tratto meridionale dell’Isonzo (soggetto ad esondazioni) ed altre in prossimità dei versanti dei colli.

Il piano, inoltre, individua quattro condizioni operative:

  1. la “città da non costruire”: rappresenta tutte quelle zone in cui i caratteri ambientali devono essere salvaguardati e per le quali il piano pone divieto assoluto di costruzione (aree collinari del Collio, il colle del castello…);

  2. il “patrimonio da tramandare”: rappresenta tutto l’insieme dei caratteri ambientali, storici, culturali ed architettonici la cui conservazione è di importanza rilevante per l’identità della città di Gorizia (di cui faceva parte, ahimè, l’ormai demolita e famosa casetta di via Franconia);

  3. La “città da migliorare”: rappresenta l’aggregato urbano esistente che, in particolar modo, necessita soprattutto all’interno delle aree periferiche, di interventi di riqualificazione;

  4. La “città da trasformare”: rappresenta la parte di piano che delinea i nuovi assetti della città con una prospettiva d’integrazione italo – slovena.


BIBLIOGRAFIA:

  • Estratto da Borc San Roc n° 13 – 2001: Dalla “Nizza austriaca” alla “città Ponte” – Luisa Codellia e Antonello Cian;

  • Gorizia: sviluppo ed esperienze di pianificazione – Enzo Spagna (1972 – 1973);

  • Max Fabiani Architetto – Marco Pozzetto (1966);

  • Pubblicazione del comune di Gorizia, maggio 2002 – Gorizia 2001, Nuovo piano regolatore generale;

  • Pubblicazione di Luisa Codellia e Federico Grazianti relativa alla storia della pianificazione territoriale della città di Gorizia;




mercoledì 15 giugno 2011

IL LIBRO CHE NON C'È di Sergio Davanzo

Gorizia, 23 giugno 2011, ore 19.00 - Piazza Sant' Antonio (Gorizia) - in caso di maltempo l'evento si terrà presso il Kulturni Dom di via I. Brass

IL LIBRO CHE NON C'È
di Sergio Davanzo - presenta Vincenzo Compagnone

Chi è Sergio Davanzo? Una semplice domanda di non altrettanto facile risposta! Uno scrittore? Un poeta? Un pittore? Un guarantee engeneer? Un viaggiatore? Forse tutte queste cose insieme e molte altre, grazie alle quali egli riesce a ben coniugare, nei propri scritti e nelle proprie opere, aspetti storici, di vita personale, emozioni e riflessioni basati sulla... propria esperienza.
Sergio Davanzo nasce a Monfalcone il 12/3/1946, vive la sua infanzia e tuttora risiede, come lui tiene a specificare, a Panzano, la città dei Cantieri, il luogo da cui prendono forma i suoi racconti, le storie di vita quotidiana, dove la vita semplice di tutti i giorni è scandita dai ritmi del cantiere stesso. Panzano, come precisa lo scrittore, è una realtà non solo industriale ma in cui il Cantiere ha caratterizzato, specie nel recente passato, tutti gli aspetti della quotidianità e della cultura di chi vi risiedeva. Ha fatto da sfondo alle diverse generazioni che si sono succedute, ne ha dettato regole e schemi, segnando in maniera differente la vita di genitori e figli, di impiegati, operai, capi e semplici cittadini.
l suo posto è in Cantiere: un pezzo di storia importante nella vita di Sergio, una certezza per lui e soprattutto per le precedenti generazioni della sua famiglia che in cantiere hanno lavorato e grazie al quale hanno mantenuto i propri figli; è l’inizio di un viaggio, quel viaggio non solo fisico ma anche interiore, che continua ancora oggi e che, come dice lui, non può essere considerato ancora a 360° bensì a 270°, perchè c’è ancora molto da dire e da scoprire, da vivere e da raccontare. Il percorso non è ancora finito. Lui si definisce un viaggiatore, mai un turista, anche se il turista potrebbe farlo eccome! Ma è forse grazie a questa sottile quanto straordinaria peculiarità che egli riuscirà ad osservare, vivere e descrivere le varie situazioni, i luoghi e le persone che incontrerà girando il mondo, dando vita a pensieri, emozioni e perplessità che lo accompagneranno durante tutti i suoi viaggi.
Sergio Davanzo ha esposto negli Stati Uniti e alla 53° Biennale di Venezia, nonchè ha presenziato a molte mostre a livello locale.
Dice della sua pittura: "La mia pittura? ...SOLO MACCHIE?......SOLO MACCHIE!"
Tra le sue opere possiamo ricordare:

- Il Delinquente ( narrativa )
- Crossing (narrativa )
- Las Flores de la Pasion (narrativa)
- Respira ancora il mare? (poesia)
- Lenzuola al vento (pittura/poesia)
- Jazz & Emotions (pittura)
- Spots only? (pittura)
- Acqua Sporca (pittura)
- Dirty Water (pittura)
- Creazione di Un Nuovo Pianeta (p.)
- Caffè (pittura)
- Per Altri Vari (poesia)
- Incontri di Poesia....

Tutto questo e molto altro è Sergio Davanzo, la sua arte, le sue opere, ma soprattutto i suoi pensieri e le sue riflessioni. Un personaggio che a definirlo eclettico si rischia di peccare di omissione! E da qui, forse, dalla sua poliedricità ma anche e soprattutto dalla sua sorprendente semplicità, si riuscirà in qualche modo a tirare le fila per comprendere IL LIBRO CHE NON C'E'!

in caso di maltempo la manifestazione si svolgerà presso il centro culturale Kulturni Dom - via I. Brass, 20 Gorizia.

si ringrazia per la collaborazione l'Azienda Agricola Gradnik per i vini che verranno offerti al termine della presentazione.


per info: eventiamo.team@gmail.com
http://www.facebook.com/pages/evenTIAMO/199022020143382


http://sergiodavanzo.blogspot.com/

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