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sabato 30 agosto 2008

Circuito ad alta velocità

Nota: ringrazio la redazione del Messaggero Veneto, del Piccolo di Gorizia e di Gorizia Oggi per la pubblicazione del mio articolo.

Gorizia, 30 agosto 2008 ore 6.00
. Un centauro sfreccia ad una velocità inaudita lungo la via Garzarolli, mentre, poco dopo, presumibilmente un altro, lo imita sulla via Faiti. Il rombo dei motori è talmente assordante da svegliare gli abitanti della zona. E' così come loro, tanti altri (motociclisti ed automobilisti), durante tutte le ore del giorno e della notte, si lanciano in corse sfrenate che spesso possono concludersi negativamente sia per i conducenti stessi che per i passanti.

Già nel mese di gennaio 2008 mi ero fatta promotrice di una raccolta firme (in totale una sessantina), che avevo indirizzato sia al Sindaco che all' Assessore alla Polizia Municipale, per chiedere l'installazione di un qualsiasi tipo di dispositivo che potesse frenare, o quantomeno limitare, queste pericolose corse.
Nella lettera di risposta alla mia segnalazione, l'Assessore mi comunicava che era già a conoscenza del problema relativo alla pericolosità delle vie Faiti e Garzarolli e che nei giorni successivi (la risposta è del 24.01.2008) sarebbero stati effettuati gli opportuni controlli. Per quanto riguarda, invece, l'istallazione di dispositivi atti a limitare la velocità di autoveicoli e motoveicoli, la lettera prosegue dicendo, che le bande sonore orizzontali sono ormai da tempo "fuorilegge" e che gli indicatori di velocità, dopo un iniziale successo, sono divenuti dei veri e propri contachilometri. Così, dopo qualche breve giorno di tregua, in concomitanza all'effettuazione dei controlli, le corse sono riprese.
Alla luce del perpetrarsi di detto problema, il mio auspicio è che l'Amministrazione comunale prenda atto, finalmente, in maniera concreta e definitiva, della situazione di pericolosità, divenuta ormai insostenibile, che grava non solo sugli abitanti della zona ma anche sui comuni passanti e che intervenga al più presto, e nelle forme che ritiene più opportune, al fine di evitare nuovi episodi infausti.

Roberta Battiston

giovedì 28 agosto 2008

L' ANARCHIA DELL' ARCHITETTO: LE COURBUSIER (CONFRONTI, CONTRAPPOSIZIONI E ANALOGIE)

di Roberta Battiston


Le Courbusier. Charles Edouard Jeanneret, che assumerà lo pseudonimo di Le Courbusier nel 1920, nasce a Chaux de Fonds, città della Svizzera nota per la produzione di orologi, nel 1887.
La sua formazione incomincia nel campo dell' incisione delle casse di orologi per proseguire nel settore architettonico.
L' interazione tra industria e arti visive rimarrà una costante nella sua attività. Sempre sarà affascinato dalla nuova era meccanicista rimanendo in particolare legato all' areopolano, all' automobile e ai piroscafi di cui parlerà nel suo libro “Vers une architecture ”1923" come esempi da imitare nella costruzione degli edifici concepiti come "macchine da abitare". Egli propenderà sempre per la standardizzazzione dei pezzi di edifici da parte dell' industria.
La sua formazione, nel campo dell' architettura, venne assicurata dagli innumerevoli viaggi che egli fece in Europa. Durante questi viaggi scopre i temi dell' antichità per mezzo della rivalutazione dell' architettura attraverso le forme “pure”. La grafia dei suoi schizzi, ad esempio, nella rappresentazione di villa Adriana a Tivoli, è lontana da quella dei suoi contemporanei.
La sua rappresentazione per mezzo di forme pure stravolge la reale visione dell' oggetto stesso.
Nel fare ciò egli reinterpreta quello che vede. Le colonne non sono più tali ma sono dei semplici cilindri. Egli riesce a dare un' altra visione dell' antichità.
Dal passato egli riprende anche il concetto di sezione aurea.
Talvolta appare contraddittorio poichè da una parte è critico nei confronti degli architetti del '900, impeganti ancora nel disegno dei capitelli e che non hanno acquisito la concezione dei volumi primari in quanto ciò non veniva insegnato all' Ecole de Beaux – Arts, dall' altra egli si rifà, rielaborandole, alle forme del passato.
Egli opera in un contesto temporale dove diffusi erano ancora i principi dell' art noveau ma si rivela piuttosto scettico nei loro confronti ed ha la capacità di distaccarsi da questa moda ed elaborare una sua concezione d' architettura grazie anche agli insegnamenti del suo maestro, l' ingegnere Auguste Perret, che lo induce all' utilizzo del cemento armato. Per sempre ammirerà il ruolo dell' ingegnere, poichè egli è guidato dal calcolo e grazie a questo crea forme chiare ed impressionanti mentre, a suo parere, l' estetica dell' architetto era in rapida decadenza.
Colin Rowe, rifacendosi ad una citazione di Isaiah Berlin – la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una importante - , aiuta a distinguere due approcci metodologici: il riccio è preoccupato del primato di avere una sola idea mentre la volpe è attenta ad avere una molteplicità di stimoli.
Via, via che ci si avvicina all' architettura moderna prevale un' idea unilaterale.
Il problema che Rowe si pone è quello sul dove collocare Le Courbusier. Si può riassumere la sua filosofia nella combinazione casa complicata - città semplice (anche se sembrerebbe più plausibile il contrario!) questa rappresenta, sostanzialmente, la sua più grande contraddizione tra urbanistica ed architettura, pertanto, Rowe ipotizza che egli fu una volpe travestita da riccio.
Le Courbusier, aspramente criticato e poco considerato dai suoi contemporanei per lo più formati presso le Beaux - Arts, fu non solo architetto e urbanista ma anche teorico delle due discipline e di lui ci rimane una grande letteratura.
In architettura teorizzò i 10 punti dell' architettura moderna (pilotìs, pianta libera, facciata libera, finestra a nastro, tetto piano a giardino...?) nonchè un' unità di misura riferita alle dimensioni dell' uomo: il modulor. I suoi precedenti furono "soltanto" Vitruvio ed in seguito Leonardo da Vinci.
Il modulor non fu l' unica sua invenzione, ideò, nel 1914 un sistema strutturale denominato Maison Dominò (nome formato da "domus" e "innovazione") costituito da tre solette in latero cemento sorrette da pilotìs, collegate da una scala in assenza assoluta di pareti che consente di articolare la pianta e i prospetti dell' edificio in maniera indipendente dalla struttura.
In urbanistica respinge l' approccio della "medicina" attraverso il quale gli urbanisti europei intendevano "curare" le "città malate" e propone una "chirurgia totale" delle stesse.
Egli fu uno dei principali esponenti dell' architettura e dell' urbanistica moderna nonchè pittore purista.
Il risultato dell' architettura e dell' urbanistica di Le Courbusier, eterno indeciso sull' essere riccio o volpe, fu il prodotto di un collage. Gli oggetti che egli inserisce nascondono una loro antica origine ma nel contesto in cui li colloca essi assumono nuovo vigore e impatto.
Tra i suoi progetti più importanti in architettura si ricordano la Ville Savoye, l' Unitè d' habitation, e la cappella a Ronchamp.
In urbanistica i suoi progetti principali sono la Ville Contemporaine per 3.000.000 di abitanti da cui discenderanno il Plan Voisin e la Ville Radieuse che sono rielaborazioni della Ville Contemporaine del 1922. Dopo la svolta degli anni '50 in cui realizza la Cappella di Notre – Dame – du – Haut, muore nel 1965.

bibliografia:
- Collage city (Colin Rowe&Fred Koetter);
- Maniera di pensare l'urbanistica (Le Courbusier);
- Le Courbusier (Jean Louis Coehn);
- Delirious New York (Rem Koolhaas);
- Vers une architecture (Le Courbusier);

La Mesopotamia - Barthel Hrouda

La terra chiamata Mesopotamia, inizialmente era divisa in una regione del nord (Akkadia) ed in una del sud (Babilonia).
La popolazione sumerica della Mesopotamia si pensa che arrivi da Oriente. E' accertato invece che gli abitanti dell' Akkadia fossero delle popolazioni semitiche qui insediatesi dopo un'immigrazione di massa che pare corrisponda a quello che venga chiamato dalla Bibbia, il Diluvio.
Ci fu un periodo protodinastico (la Mesopotamia era costituita da tante città indipendenti governate da re-sacerdoti dai caratteristici gonnelloni, che spesso era in lotta tra loro) che finì nel XXIII sec. con la presa del potere da parte di re Sargon I di Akkad che impose la lingua d'importazione come la principale soppiantando quella originaria. Egli creò un unico regno la cui sede del potere era la capitale: Akkadia (oggi si pensa si trovi nei pressi dell'antica Babilonia sotto le fondamenta di qualche città recente). Il potere veniva poi amministrazto per mezzo di governatori locali.
La cultura sumerica produsse molte invenzioni: la scrittura cuneiforme, i sigilli cilindrici ed infine anche la ruota. Ebbe grosse influenze da parte dell'Egitto. Mutò infatti i suoi costumi in una toga e in capello a falde larghe.
Vi fu una prima crisi con l'arrivo dei gutei che successivamente furono scacciati dal fratello del re di Ur: Ur-nammu. Egli prese il potere e rifondò il regno e il suo codice di leggi fu l'antecedente di quello di Hammurabi.
L'arrivo degli amorrei e dei elamiti ci fu un altro periodo di crisi. L'ultimo re, Ibbisin, morì prigioniero di queste popolazioni. Già quando il re era ancora in vita, un governatore locale ribelle, Ishbierra della dinastia Isin, riuscì a rifondare l'impero
e fu in grado di ristabilire l'antica lingua.
Gli amorrei erano una popolazione semtica suddivisa in tribù, già giunti in una prima ondata in Akkadia. Della tribù dei Beniaminiti faceva parte la figura biblica di Abramo. Essi assimilarono completamente le culture superiori.

lunedì 25 agosto 2008

i miei appunti da èStoria 2008: Sante, streghe, eroine nella Controriforma

interventi di:
  • Luisa Accati Levi, professore associato dell'Università di Trieste, insegna Storia moderna;
  • Silvia Maggio, si occupa di storia veneziana nell'età moderna;
  • Giovanna Paolin, professore aggregato di storia moderna all'Università di Trieste, si occupa di storia religiosa e cultuale italiana in età moderna.
Storicamente la donna è vista da un lato nella sua parte demoniaca di strega (portatrice di morte) e dall'altro come la madre cioè come colei che dona la vita.
Le donne più giovani esorcizzavano le energie negative delle vecchie (considerate delle streghe) per mezzo di rituali dediti alla fertilità.
Per scacciare i vermi dai campi le donne friulane erano dedite ad alzare le loro gonne e a cantare una filastrocca che diceva che le loro vagine avrebbero scacciato i vermi.
Per scacciare il pericolo di grandine le donne incinte (e quindi in una particolare situazione di fertilità) e i bambini in quarantena "scoreggiavano" verso il cielo.
Molte donne del Friuli furono accusate di stregoneria: quelle che confessavano venivano esorcizzate e reiserite nella comunità, quelle che non confessavano venivano bruciate (si diceva che queste donne faccessero dei taglietti sul collo dei bambini per succhiare loro il sangue).
La stregoneria è associata alla misoginia.
Se accadevano dei brutti eventi la colpa era attribuita a queste donne.
Le donne che volevano creare degli ordini sacerdotali non potevano perchè venivano viste come usurpatrici del potere ecclesiastico accentrato nelle mani degli uomini. Quindi queste donne (sante) dovevano stare alle disposizioni della Chiesa.

i miei appunti da èStoria 2008: Eroi ed eroine nel Medioevo

interventi di:
  • Alessandro Barbero, insegna all'Università del Piemonte orientale, storico e saggista, è anche autore di romanzi storici;
  • Maria Teresa Fumagalli Beonio Brocchieri, professore ordinario di Storia della filosofia medievale all'Università di Milano.
  • Coordinatore Paolo Cammarosano, professore ordinario di Storia medievale all'Università di Trieste.
Sir Galvin era cavaliere presso la corte di re Artù.
Un giorno giunse a corte un mostro verde il quale disse che con una scure si sarebbe lasciato colpire ma poi, che l'avrebbe colpito, avrebbe dovuto sostenere, un anno dopo, la stessa sorte.
Avvicinandosi il momento sir Galvin, che aveva colpito il mostro, parte e si ferma presso un castello.
Il padrone va a caccia e gli dice che può starsene nella sua dimora a giocare con le donne e che al ritorno si sarebbero scambiati ciò che aveva ottenuto.
Mentre sir Galvin era a letto entra la padrona che lo vuole sedurre ma lui le concede solo un bacio.
- tu cos'hai ottenuto? Sir Galvin baciò una volta il padrone. Accadde così anche una seconda volta.
Sir Galvin concede alla dama tre baci e sta volta ottiene una cintura in grado di proteggerlo dalle armi da taglio.
- tu cos'hai ottenuto? Sir Galvin baciò tre volte il padrone e non disse nulla della cintura.
Si mette in cammino verso la dimora del mostro .
Il mostro al terzo colpo lo colpisce ma a sir Galvin non capita nulla.
Il mostro era il padrone del castello che voleva mettere alla prova la sua valorosità. Fu soddisfatto ma il cavaliere no!

I cavalieri del medioevo sono considerati valorosi, coraggiosi e senza macchia. In realtà da una canzone di gesta si racconta che un giovinotto divenuto cavaliere giura allo zio che mai scapperà dinnanzi al nemico, lo zio cerca di dissuaderlo perchè altrimenti morirebbe.
Chi si comportava in questa maniera veniva considerato uno stupido in quanto metteva in pericolo la vita sua e quella degli altri.
I cavalieri avevano dei privilegi in quanto in guerra vivevano in condizioni igenico - sanitarie precarie.
Eloise era una colta donna di Bologna alla quale il padre profuse tutte le sue conoscenze. Inizialmente copiava i libri di politica. Si oppose al matrimonio in quanto lei sosteneva che il suo amore voleva essere puro perchè la condizione di moglie l'avrebbe portata ad una situazione privilegiata pertanto preferiva un amore disinteressato.

i miei appunti da èStoria 2008: La saga di Gilgamesh, l'eroe più antico

Interventi di:
  • Pietro Mander, assirologo, è docente all'Istituto universitario orientale di Napoli;
  • Claudio Saporetti, docente di Assiriologia alle Università di Pisa e di Viterbo;
  • Coordinatore Gianfranco de Turris, giornalista della Redazione cultura dei Giornali Radio Rai, critico e saggista.
Nel 3100 a.C. nasce la prima città: Uruk.
Qui nasce la scrittura cuneiforme, nata soprattutto per scopi amministrativi.
Il re di Uruk era Gilgamesh.
Sulla contrapposizione Aratta - Uruk verranno scritti 5 poemi basati sul conflitto a suon d'indovinelli e prodigi.
Il potere, in un successivo momento, verrà spostato ad Ur.
Gilgamesh costruì i primi templi e le mura di Uruk.
Egli era un dittatore insopportabile, così i suoi sudditi decisero di creare un essere che gli si contrapponesse: Enkidu.
Nel conflitto tra i due vince Gilgamesh . I due divengono amici sotto la protezione del re sole.
La madre di Gilgamesh era una sacerdotessa devota al dio Sole.
Nelle lingue assiro - babilonese e sumerica il suo nome viene tradotto con il termine "mucca". E' noto che il dio Sole può essere rappresentato come un toro. Pertanto sembra che tra i due vi sia un collegamento in tal senso.
La dea Istar (Luna) si offre a Gilgamesh il quale la rifiuta (aveva sognato una relazione omosessuale con Enkidu), così invia loro un toro celeste (la carestia) ma i due ammazzarono il toro e scatenarono l'ira degli dei che uccisero, a loro volta, Enkidu.
Gilgamesh tornò ad Uruk.
La lingua sumera è differente da quella assiro - babilonese quanto l'italiano con il cinese! Eppure entrambe convivevano nella stessa regione!


i miei appunti da éStoria 2008: La lontananza dell'eroe greco

interventi di:
  • Alessandra Coppola, professore ordinario, insegna Storia greca all'Università di Padova, autrice de L'eroe ritrovato. Il mito del corpo nella Grecia classica (Marsilio, 2008);
  • Guido Paduano, professore ordinario di Filologia classica all'Università di Pisa, autore de La nascita dell'eroe (Bur, 2008).;
  • Coordinatore Marco Cimmino, storico e giornalista.

L'eroe è solitamente mezzo uomo e mezzo dio.
Viene spesso rappresentato con dimensioni sovraumane.
Su un sarcofago di un eroe è stato rappresentato lo stesso morto con le ginocchia raccolte ad indicare quanto quest'uomo fosse grande (2,20m).
Il corpo dell'eroe è importante anche dopo morto: un esempio contemporaneo è quello di Bob Marley, padre del rastafarianesimo, che voleva riunire tutti i neri per tornare in Africa, la vedova, in occasione del suo 60° compleanno, voleva che il suo corpo fosse trasportato in Africa.
Cimone, non ben visto dal popolo, va a recuperare le spoglie di Teseo per dire che lui sarebbe stato il suo sucessore. Ed ecco che comincia la venerazione delle reliquie di santi ed eroi perchè così si fanno sentire più vicini alla gente.

sabato 23 agosto 2008

Civiltà Sepolte - il romanzo dell'archeologia - C.W. Ceram


Oggi, tra un canto gregoriano ed uno greco - ortodosso, vi inizierò a parlare del mio rapporto con la lettura e del libro "rivelatore" che sposa il mio modo di concepirla.
Io e la lettura abbiamo un rapporto un po' controverso.
Sarà che leggo più cose contemporaneamente...certo è che mi piace leggere, ma da dove pare a me. Raramente, a meno che non si tratti di un romanzo consequenziale, lo leggo dall'inzio e con ordine logico, inoltre adoro letteralmente "palpare" e girare le pagine in continuazione.
Il libro che mi appresto a raccontarvi, visto che ho il vizio di annotare tutto quello che vedo/sento/leggo, abbraccia pienamente la mia filosofia di pensiero. Il libro, regalatomi per il mio 23° genetliaco dai miei amici archeologi, si intitola Civiltà Sepolte - il romanzo dell'archeologia edito da enaudi.
Dalla nota introduttiva leggo che il testo fu edito per la prima volta nel 1949 e riscosse un immediato grande successo tanto da essere tradotto in una ventina di lingue...mi fido della critica positiva e passo immediatamente all'introduzione dove l'autore, che suscita già la mia simpatia, mi dice che per non annoiarmi è meglio che comincio da pag. 79 (il Libro delle Piramidi), mi fido nuovamente e finalmente comincio la lettura di cui vi farò un resoconto ripromettendomi di aggiornare questo post all'evolversi della lettura.
La scoperta archeologica dell'Egitto incomincia con la spedizione militare di Napoleone, accompagnato dal barone nonchè artista, spesso definito pornografico, Dominique Vivant Denon il quale interessatissimo a ciò che gli si presenta dinnanzi agli occhi cataloga tutto mediante dei disegni che restituisce con una precisione quasi naturalistica di modo da "importare" a Parigi le conoscenze apprese durante la permanenza nella terra dei Faraoni.
Durante la campagna militare emerse la cd Stele di Rosetta che negli anni successivi avrebbe permesso la decifrazione dei geroglifici.
Del suo viaggio, nel 1802, pubblicò una dettagliata relazione dal titolo Voyage dans la Haute et le basse Egypte. Contemporaneamente Francois Jomard, basandosi sul materiale raccolto in Egitto, iniziava la redazione di un testo fondamentale su questa civiltà: Descryption de l'Egypte (1809 - 1813). I 24 volumi di cui era costituito il libro suscitarono un grosso successo, ma non si trattava di un'opera completa in quanto costituiva una catalogazione di reperti senza accennare al significato che veniva attribuito agli stessi poichè all'epoca gli studiosi non possedevano ancora gli strumenti per una tale analisi. Champollion, un prodigio sin da bambino, dalla carnagione scura tanto da essere chiamato "l'egizio", conosceva più di 12 lingue orientali sin da giovanissimo, avverso al potere napoleonico, era l'uomo predestinato alla decifrazione dei caratteri geroglifici mediante lo studio della Stele di Rosetta (geroglifico/demotico/greco). La faccenda era all'epoca complicata poichè l'unico testo che si riferiva alla simbologia egizia era quello di Orapollo dal titolo
Hieroglyphica che interpretava dei segni. Ma di simbologie si trattava e non di geroglifici. Champollion contestava pertanto quanto contenuto in questo testo non senza avversioni da parte degli studiosi. Dalla comparazione delle scritture presenti nella Stele capì che il nome dei Faraoni era contornato così da metterlo in rilievo rispetto alle altre parole. Dopo anni di avversioni Champollion venne rivalutato dopo la sua morte.
Dopo anni di studio, "l'egiziano" riuscì ad approdare nella terra dei Faraoni dove ebbe solo conferme di quanto aveva da solo nel suo studio scoperto.
Gli altri quattro archeologi che ci vengono presentati sono:
  • Giovanni Battista Belzoni: "il raccoglitore". Un cercatore d'oro più che un archeologo ma che ad ogni modo contribuì all'indagine archeologica;
  • Richard Lepsius: "l'ordinatore". Fu il primo a delineare la storia della Civiltà egizia in maniera verosimile. Prima di lui solo Manetone di Sebennito scrisse un libro in lingua greca sulla storia dell'Egitto: Fatti memorabili dell' Egitto. In questo testo sono presenti molti errori e i tempi sono fortemente dilatati. D'aiuto a Lepsius furono la Tavoletta dei Re di Karnak, la Tavola dei Re di Sakkara e la Tavola dei Re di Abido;
  • Auguste Mariette: "il conservatore". Giunto in Egitto per raccogliere pezzi da collezione, cambiò tendenza e divenne il più grande conservatore delle antichità in Egitto. Fece una grande scoperta. Si chiedeva infatti da dove provenissero tutte le sfingi che vedeva come pezzi d'ornamento nei palazzi più ricchi. A Sakkara sotto la sabbia rinvenne 141 sfingi che costituivano il Serapeum (dal nome del dio Serapis), ovvero il viale delle sfingi che congiungeva due templi, inoltre si rese conto di aver trovato le tombe dei sacri tori Apis. Detti tori erano sacri a Menfi ed erano i servitori del dio Ptah, creatore del mondo, e venivano rappresentati con un triangolo sulla fronte. Vivevano con i sacerdoti. La loro sacralità prevedeva la deposizione del loro corpo imbalsamato in sarcofagi che a Sakkara sono di granito nero e rosso. Molti sarcofagi erano stati profanati dai i tombaroli. Solo i faraoni si costruivano le tombe - piramidi, i ricchi possidenti si creavano delle tombe di più modeste dimensioni (mastaba). Mariette scoprì la tomba di Ti che fu significativa in quanto le pareti erano dipinte con scene di vita quotidiana;
  • William Metthew Flinders Petrie: "il misuratore e l'interprete". Anch'egli bambino prodigio, in età adulta si recò in Egitto che scavo, e quindi conobbe, in lungo ed in largo. Nei pressi delle piramidi di Gizeh si stanziò in un antico sepolcro abbandonato e nudo la notte usciva da questo per recarsi nelle tombe per misurarle e studiarle. Capì che erano delle grandi tombe che conservavano il corpo del faraone e tutti gli oggetti che gli sarebbero serviti nell'aldilà. La crisi delle piramidi avvenne quando queste cominciarono ad essere saccheggiate e quindi vennero escogitati nuovi metodi per la conservazione del corpo.
Le divinità primordiali erano segni, animali o vegetali (la dea Hathor era un sicomoro, Nefertem era un fiore di loto, Neith era uno scudo con 2 frecce incrociate, Chnum era un montone, Horus era un falco, Thout un ibis, Suchos un coccodrillo, Bubasti era un gatto e Buto un serpente.
Ricordo alcuni degli dei più noti:
  • Ra: il dio del sole;
  • Osiride: il dio della morte;
  • Iside: sposa di Osiride e dea della natura.
Inizialmente vi erano due regni: il Regno del Nord in prossimità del delta del Nilo e il Regno del Sud. La storia egizia comincia con l'unificazione dei due regni da parte di re Menes verso il 2900 a.C. che può essere così riassunta:
  • Regno antico (2900 -2700 a.C.);
  • Regno medio (2100 - 1700 a.C.);
  • Regno nuovo (1555 - 1090 a.C.);
  • Dominazione persiana (525 - 332 a.C.);
  • Dominio Greco - Romano (332 a.C. - 638 d.C.).
Tali dominazioni ebbero anche dei periodi bui intermedi.
Un intero capitolo viene dedicato a quello che oggi chiamiamo tombaroli, infatti le piramidi, proprio per la loro monumentalità, richiavano i ladri che le saccheggiavano di ogni loro tesoro nonostante la presenza di guardiani. Probabilmente talvolta questi guardiani o gli stessi sacertodi erano corrotti ed in cambio del favore ricevaveno la propria quota. I pochi guardiani e sacerdoti fedeli ancora al re spostarono i sarcofagi, più volte, in altre zone per metterli al sicuro da eventuali aggressioni. Questi avvenimenti costrinsero gli architetti a progettare nuove soluzioni e il re Thutmosis I fu il primo il cui sepolcro venne distaccato dal tempio ed ubicato in una zona meno vistosa. Da qui nacque quella che oggi viene comunemente chiamata Valle dei Re (di fronte a Karnak e a Luxor), che costituisce una grande necropoli per i personaggi più illustri. Nonostante l'ingegno dell'architetto di Thutmosis I, il sepolcro venne comunque saccheggiato.
Erodoto ci trasmette che c'erano tre metodologie di imbalsazione. Generalmente un uncino veniva inserito in una narice per togliere il cervello. Il torace veniva aperto e tutti gli organi estirparti e conservati nei canopi. Il cuore veniva sostituito con uno scarabeo di pietra. Il corpo veniva poi lavato.
La cerimonia prevedeva che le donne, vestite in maniera succinta, si grattassero della sabbia sul capo e sul viso. Sia uomini, anche loro vestiti succinti, sia donne, battevano le braccia sul petto in segno di lutto.
Un europeo era entrato in possesso di un papiro che si riferiva alla XXI dinastia di cui Belzoni aveva cercato, infruttuosamente, i sepolcri. Il soprintendente allora inviò a Der-el-Bahri un suo assistente che si infiltò nei bazar ed individuò un ladro di tesori: Abd-el-Rasul, il quale, dopo un processo, accompagnò Emil Brugsch Bey, funzionario del museo, presso la tomba nella quale aveva trovato le ricchezze. Entrarono nel sepolcro ipogeo e si trovarono dinnanzi a 41 mummie che quei sacerdoti, di cui si parlava precedentemente, avevano trasposrtato in quel luogo per evitare le aggressioni dei ladri. Qui, Bey, riconobbe alcune mummie della XXI dinastia.
Howard Carter e
Carnarvon
, nel XX° sec. e per sei lunghi anni, scavarono nella Valle dei Re e quando meno se l'aspettavano trovarono la tomba di Tutankhamon. Il sepolcro di questo re, che Carter definiva "insignificante" (cito testualmente: "Nei limiti in cui le nostre cognizioni ce lo consentono, possiamo affermare con sicurezza che l'unico evento della sua vita degno di attenzione fu il fatto di morire e di essere seppellito!") era colmo di richezze inestimabili.
La tomba ipogea era riccamente ornata la bara del re era contenuta all'interno di una moltitudine di sarcofagi così da assicurare al corpo un'elevata protezione. Il corpo, in questo caso, non venne dennaggiato dai ladri bensì dall'eccessiva presenza di oli vegetali che indebolì tutti i tessuti ad eccezione del viso che si conservò meglio in quanto coperto con una maschera ornamentale e nel quale si ravvedevano ancora i tratti del giovinetto.
La lettura prosegue con il cd "libro delle torri". Ci spostiamo in Mesopotamia.
Paul-Emile Botta era un medico appassionato di antichità. Nella regione che un tempo era chiamata Mesopotamia (oggi Iraq) si era incuriosito delle molte colline che vedeva qua e là. Cominciò a scavare ma trovò solo pochi frammenti. Un giorno giunse un arabo da Khorsabad il quale sostenne che nel suo paese di mattoni con iscrizioni cuneiformi ce ne erano in abbondanza (erano utilizzati per creare le abitazioni). Così, il medico, inviò alcuni suoi uomini con l'arabo i quali tornarono eccitati dicendo di aver trovato delle mura. Anche Botta si spostò e constatò di aver trovato i resti di un palazzo di Ninive. Di queste scoperte il medico scrisse un libro suddiviso in 5 volumi: Monuments de Ninive, decouvérts et déscrits par Botta, mesurés et dessinés par Flandin.
Ben 47 anni prima dell'uscita di questo libro, un docente tedesco, Grotefend, per scommessa, riuscì a trovare la chiave di lettura della scrittura cuneiforme. Ipotizzò che i segni più ricorrenti e significativi corrispondessero alla parola "re" e così riuscì a svelare l'enigma millenario.
Henry Creswicke Rawlinson, tempo dopo, riuscì nuovamente a decifrare la scrittura cuneiforme e la riprova avvenne quando la Società Asiatica di Londra chiese indipendentemente a diversi studiosi, tra cui Rawlinson, di tradurre delle iscrizioni. Tutte le traduzioni erano concordi! La definitiva chiave di lettura era trovata.


to be continued...

mercoledì 20 agosto 2008

Gagoriziano: riparte "Gradisca Sotterranea"

ESPLORATO DAGLI SPELEO UN POZZO A GRADISCA (dal Piccolo di Gorizia)
- La "Seppenhofer" ha in progetto lo studio del sottosuolo della cittadina - leggi l'articolo anche qui -


GRADISCA. Non conoscono pausa estiva gli speleologi del Centro ricerche Carsiche "C. Seppenhofer" che, assieme ai soci del Gruppo Archeologico Goriziano, hanno ripreso in questi giorni l'esplorazione e le indagini del sottosuolo gradiscano. Grazie all'interessamento del socio Gino Marcigaglia e di Claudio Verdimonti è stato individuato a Gradisca un pozzo nel giardino dell'ex Banca del Friuli, in Calle Corona, attualmente sede della Cds Audit.
Sono scattate quindi così da subito le operazioni per l'esplorazione di questo manufatto che, anche se recentemente ristrutturato, da testimonianze raccolte sul posto risulta essere molto antico, operazioni che hanno visti impegnati gli speleologi della "Seppenhofer" mentre i soci del Gruppo Archeologico Goriziano erano intenti a raccogliere la documentazione storica del sito.
Le varie fasi dell'esplorazione non sono sfuggite ad un folto gruppo di curiosi e passanti che hanno accompagnato piacevolmente tutte le operazioni con domande e richieste di spiegazioni.
L'esplorazione è stata portata a termine da Gino Marcigaglia di Gradisca, che si è calato nel pozzo con l'ausilio delle tecniche prettamente speleologiche costatando, dopo un salto verticale di 10m, che il pozzo era stato interamente scavato nella viva roccia anche se i primi metri sono stati rinforzati con anelli di cemento e sul fondo vi era la presenza di acqua di falda estremamente limpida. Lo speleologo si è poi immerso verificando la profondità della stessa che è risultata essere di 3m.
Il progetto di ricerca e esplorazione dei sotterranei di Gradisca dunque, continua e ben presto si potranno conoscere nuovi sviluppi visto che le ricerche d'archivio stanno già cominciando a dare i primi risultati.
E' intenzione della "Seppenhofer" proseguire in questo campo. Numerose sono infatti le testimonianze raccolte sul posto che indicano la possibile presenza di ambienti sotterranei ancora da esplorare, lo scopo ultimo sarà quello di poter pubblicare tutta la documentazione su questo affascinante mondo così ricco di storia.

Maurizio Tavagnutti

domenica 3 agosto 2008

GIS: tricks Gvsig/Photoshop

Gvsig è un progetto per lo sviluppo di un GIS opensource al quale sono particolarmente affezionata in quanto lo trovo assolutamente accessibile sia per la sua interoperabilità sia per la sua interfaccia user - friendly.
Non sono espertissima in GIS, anzi sono alle prime armi e per cui mi diverto un po' a "smanettare" con questi strumenti.
Proprio in questi giorni ho riscontrato alcuni problemi che solo oggi sono riuscita a risolvere. Il mio problema era georiferire la foto di una mappa storica catastale rispetto ad un layer vettoriale (quindi relazionare due cartografie abbastanza dissimili tra loro). Dopo vari tentativi mi sono resa conto che tale immagine era troppo distorta per essere georiferita con Gvsig, così mi sono avvalsa del comando "distorsione" di photoshop per deformare la mappa rispetto al layer vettoriale che nel frattempo mi ero rasterizzata e importata in photoshop.
A questo punto sono andata in Gvsig ho inserito l'immagine, l'ho dimensionata secondo la mappa vettoriale di riferimento e senza chiudere la finestra dei GCP ho copiato il layer e ho cancellato quello originario.
A questo punto la mappa è georiferita rispetto al vettoriale.

sabato 2 agosto 2008

Scoperta sconcertante

Ho appena fatto una scoperta sconcertante.
Dopo aver letto questo post, e testato i suoi contenuti, ho scoperto che un algoritmo mi considera al 57% uomo e al 43% donna.

Concorso di idee per l'individuazione del logo del centro di Aggregazione Giovanile del Comune di Monfalcone


Descrizione: Logotipo disegnato a mano, digitalizzato con inkscape e campiture realizzate con photoshop;
Processo creativo: un centro giovani è un luogo in cui ragazzi con interessi e culture disparate si riuniscono per stare insieme, divertirsi o arricchirsi culturalmente. E' un luogo in cui i giovani possono esprimersi mediante forme artistiche (pittura, graffiti, musica, etc.). Mi sono avvalsa perciò della definizione di "nerd" (da non confondersi con "geek") così come appresa da esperienze personali: una persona amante della cultura a cui però piace la socialità. Pertanto mi è sembrato che tale definizione potesse rappresentare l'idea che avevo di "centro giovanile";
Risultato: 10° posto ex equo su 33 elaborati presentati (risultato soddisfacente per essere la mia prima esperienza);

Gli elaborati verranno allestiti in una mostra presso il Centro di Aggregazione Giovanile di Monfalcone.

venerdì 1 agosto 2008

3 articoli sui rinvenimenti di Attimis

ATTIMIS (Ud). Scoperta eccezionale nel Castello Superiore.
Dal Messaggero Veneto del 25/07/2008, Barbara Cimbalo

E’ stata effettuata solo pochi giorni fa, nella zona del castello superiore di Attimis, una scoperta archeologica di eccezionale rilievo. Si tratta di una bolla d’oro bianco con tutta probabilità riferibile ad Alessio Primo di Costantinopoli.

Secondo le ricostruzioni degli archeologi, si tratterebbe di un titolo nobiliare conferito a Corrado Primo di Attimis. La datazione più probabile del reperto è attorno all’anno 1095. Si tratta di una scoperta di estrema rarità, che permette di datare meglio la presenza e l’attività sul territorio, e i contatti con l’Impero d’Oriente, di chi all’epoca dimorava ad Attimis. E Corrado è il primo personaggio di questa nobile famiglia di cui si abbia notizia.

Questa scoperta fa capire quanto egli fosse una figura di rilevanza internazionale e l’esistenza di questa bolla fa emergere chiaramente che ad Attimis, all’epoca, dimorava una classe nobiliare di alta levatura. Probabilmente questo fu anche il primo crociato della famiglia Attimis.

La scoperta, come detto, fornisce nuove informazioni su un’epoca di cui si sa ancora molto poco. La bolla è stata ritrovata nell’ambito della campagna di scavi che la Società Friulana di Archeologia, assieme ai Musei Civici di Udine, sta conducendo nella zona del castello superiore di Attimis da ormai più di dieci anni.

Quest’ultima scoperta è stata effettuata da un giovane che sta svolgendo il servizio civile e la bolla è stata rinvenuta in una canaletta di scolo. Pare evidente che nel tempo si fosse persa la memoria dell’importanza di questo documento storico. Forse era andata perduta in seguito agli episodi bellici che avevano interessato anche l’archivio del castello.

La rilevante scoperta è stata presentata ieri mattina dal dottor Maurizio Buora e dal dottor Massimo Lavarone, che hanno seguito gli scavi.

Barbara Cimbalo


ATTIMIS (Ud). Un reperto in oro bianco appartenuto all’imperatore bizantino Alessio I Comneno.
Il Gazzettino - 25 luglio 2008

Eccezionale scoperta ad Attimis in occasione dell'undicesima campagna di scavo eseguita dalla Società friulana di archeologia di Udine nell'antico sito del Castello Superiore.

Nel cuore più verde delle colline della Val Malina, che già hanno restituito stupefacenti reperti di enorme rilevanza storica (basta citare l'accampamento goto sulla vicina altura di San Giorgio, unico in regione e in tutto il nord Italia, al centro di una recente mostra) è venuto alla luce un sigillo in oro bianco realizzato alla corte dell'imperatore bizantino di Costantinopoli, Alessio I Comneno.

«Una scoperta eccezionale - ha commentato sul posto il direttore dei Civici musei di Udine, Maurizio Buora - Si tratta infatti dell'unico sigillo di questo tipo rinvenuto in scavo in tutta l'Europa. Purtroppo il documento collegato al sigillo è andato perduto».

Del destinatario di quello che pare essere stato a tutti gli effetti un titolo nobiliare si conosce però il nome. Si tratterebbe di Corrado I d'Attimis, cavaliere che abitò nel Castello Superiore di Attimis appunto, insieme a un gruppo militare posto a presidio della zona. Il suo nome era già noto nella zona di Cividale e in quella di Aquileia come persona potente e dagli incarichi di rilievo. Corrado fece parte di una delle prime spedizioni per la liberazione della Terra Santa, in una sorta di pre-crociata. È allora che si distinse per meriti agli occhi dell'imperatore Alessio I (vissuto tra il 1081 e il 1118); fu proprio il regnante che lo onorò con la consegna del prezioso documento, pergamena cui appose il sigillo trovato ad Attimis.

Il reperto, in ottimo stato di conservazione (privo unicamente di una piccola cordina), raffigura da un lato un Dio Padre con nimbo e con i simboli del suo potere (il bastone, al pari dei patriarchi di Aquileia, e il globo con la croce svettante), dall'altro lo stesso imperatore dell'Impero Romano d'Oriente raffigurato invece con accanto la scritta identificatoria in greco: "Alexio Despote", dove despote non va letto nell'accezione di tiranno, ma in quella di regnante, condottiero o cesare.

Il sigillo è stato rinvenuto in un locale integro annesso al Palazzo centrale (che ha subito una ricostruzione negli anni '70): si tratta della fucina di un fabbro che ha restituito proprio ieri mattina un altro piccolo tesoro messo in luce da Luigi, uno degli studenti impegnati nella ricerca. Il giovane ha rinvenuto infatti una moneta di bronzo. Sono stati scoperti, infine, piccoli pesi, resti di ciotole per pasto, resti di ossa animale, un sonaglio in bronzo, dadi da gioco ed elementi di una collana per ornamento.

Paola Treppo


FRIULI. Nelle rocche militari si ricostruisce la storia.
Il Gazzettino - 25 luglio 2008

Attimis, Faedis, Povoletto ma anche Nimis, Tarcento e Magnano. La zona pedemontana e collinare del Friuli è ricchissima di testimonianze storiche legale al periodo medioevale e non solo.

È su questa via, infatti, quella che collega oggi Cividale con la Perla del Friuli (e da lì Gemona con il Norico, l'attuale Austria), che transitavano merci e soldati. Un territorio strategico presidiato in origine da famiglie di stirpe germanica, inviate sul posto quasi in cerca di fortuna dai propri re che avevano l'obiettivo di controllare l'area (anche oggi rimasta di vitale importanza geografica per l'incrocio dei confini di tre Nazioni).

Nacquero così i castelli vedetta, cioè quelli più in quota (come Attimis Superiore, dove la visuale sul fondovalle è quasi a 360 gradi) e quelli di piana (come Cergneu a Nimis e Della Motta a Savorgnano del Torre), a controllo, questi ultimi, delle fonti d'acqua. L'abbandono delle rocche militari è datato 1400-1500, con frequentazioni più tarde nei locali trasformati in residenza stabile da parte delle famiglie.

I siti hanno cominciato a essere indagati sistematicamente solo dieci anni fa, molti a cura della Società friulana di archeologia di Udine, sotto la direzione sul campo dell'archeologo Massimo Lavarone. È alla sua passione e alla sua costanza che va il merito di molte delle più significative scoperte effettuate in zona.

Come va ricordata la famiglia d'Attems (proprietaria del Castello Superiore) che per anni ha messo a disposizione il Mulino per l'alloggio di mezzi e di studenti per i campus di ricerca.

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